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I Top 10 acquisti sbagliati nel Calciomercato

I Top 10 acquisti sbagliati nel Calciomercato

​Gli "acquisti sbagliati" del calcio italiano negli anni 1990-2000 sono un'infinità ed è molto difficile riuscire a ad assegnare un posto nella "top ten" di questa speciale categoria.

In tantissimi meriterebbero di esser citati, ma per sceglierne 10, e quindi i peggiori 10, procediamo incrociando 3 importanti dati:

Primo, la cifra pagata dal club per assicurarsi le prestazioni del calciatore; secondo, l'aspettativa creata intorno ad esso tramite i media o tramite società e calciatore stesso; ed infine, quel che questi hanno combinato nel pratico sul rettangolo di gioco, oltre a particolari e simpatici aneddoti.

Per non essere ingenerosi con nessuno, ma anche perchè la cosa diventerebbe troppo difficile, elenchiamo in ordine rigorosamente cronologico quelle 10 meteore che abbiamo scelto mediante l'incrocio dei dati di cui sopra:

1) JOSE' PERDOMO (Genoa). E' la stagione 1989/90 e Franco Scoglio ("il professore"), fresco di promozione in Serie A, si occupa personalmente dello scouting in Sudamerica tornando con un tris  di acquisti che prometteva bene. Fra questi Perdomo, pagato appena 130 milioni di lire, ma già nel giro della nazionale uruguaiana e messosi in mostra proprio in un'amichevole con la nazionale azzurra. Il centrocampista però risulta lento, impacciato e molto falloso, e nel giro di poco tempo viene soprannominato "Perdemmu" dai tifosi genoani ("perdiamo" in dialetto genovese). Resiste solo una stagione coi rossoblu, prima di iniziare a girare il mondo senza più trovare grandi fortune.

Perdomo viene ancora oggi ricordato per un'espressione pronunciata da Vujadin Boskov, all'epoca allenatore della Sampdoria, prima di un derby: "Se sciolgo il mio cane gioca meglio di Perdomo".

2) ARAUJO MARTINS, in arte BETO (Napoli). E' la stagione 1996/97 e Ferlaino si esprime così: "Non abbiamo bisogno di Baggio, Beto è un degno sostituto". L'aspettativa  fra i tifosi napoletani per vedere all'opera questo funambolo brasiliano è tanta, ma dura veramente poco. Il tempo di rendersi conto che probabilmente nulla avrebbe combinato il numero 10 carioca; ed infatti alla stagione col Napoli seguono esperienze in Giappone e nel suo paese, dove cambia 9 squadre in 9 anni.

Eppure la legenda narra che il talentuoso Beto in qualche modo avrebbe potuto esser utile al Napoli e cioè quando al momento della sua cessione al Gremio, la società di Porto Alegre per risparmiare avrebbe offerto in scambio un ragazzino 17enne molto promettente. Ferlaino rifiutò perchè preferì monetizzare. Peccato si trattase di Ronaldinho!

3) GUSTAVO BARTELT (Roma). Estate 1998, la Roma tratta Shevchenko, Montella e Trezeguet, ma alla fine prende Bartelt, detto "El Facha" ("Il Bello"), per 13 miliardi di lire.

Lo presenta direttamente il presidente, Franco Sensi: "E' velocissimo e la butta dentro". Anche El Facha conferma: "La mia specialità? Fare gol". Eredita la numero 9 da Abel Balbo e colleziona 15 presenze in un anno e mezzo mettendo a segno zero reti. Eppure in Argentina un po di gol li aveva fatti, ma dalla Roma in poi, passando per Aston Villa, Rayo Vallecano fino al ritorno in patria, Bartelt riesce a segnare appena 3 gol in 79 presenze. Un po poco per uno che dice si saper fare solamente quello! Se ne va dalla Capitale perchè chiuso dalla concorrenza e perchè al suo posto sembra stia per arrivare un vero fenomeno...

4) FABIO JUNIOR (Roma). Siamo nel Gennaio 1999, quando la Roma brucia la concorrenza per aggiudicarsi le prestazioni del brasiliano che è considerato l'erede di Ronaldo e Romario. E' lui stesso a definirsi "l'attaccante brasiliano più forte in attività". Arriva per 30 miliardi di lire, oltre ad altri 2 versati agli intermediari che hanno "fiutato" l'affare per il povero Sensi.

Fabio Junior non dribbla, non scatta, non segna, non mette in mostra alcuna qualità, ed è lo stesso Zeman, allora tecnico della Roma, ad ammetterlo: "Non sa fare quasi niente e non ha la minima voglia di imparare". Eppure, anni dopo, si scoprì che in realtà il boemo aveva chiesto un altro calciatore al proprio presidente: Andriy Shevchenko, l'ucraino acquistato 4 mesi dopo dal Milan che ha conquistato tutto in rossonero segnando oltre 100 gol.

Fabio invece arriva presentato da una VHS, speciale di un famoso quotidiano sportivo, intitolata "Fabio Junior: il nuovo Ronaldo"; realizza 3 gol in 16 apparizioni e se ne torna in patria non senza insulti da parte del popolo giallorosso.

5) JOSE' MARIA ROMERO POYON, in arte JOSE' MARI (Milan). Lo spagnolo si fa le ossa nel Siviglia e approda molto giovane all'Atletico Madrid, dove ha il ruolo di jolly che subentra sempre a partita in corso. Nella seconda stagione, complici la partenza di Vieri e l'infortunio di Kiko, Josè Mari viene disimpegnato come punta e a suon di gol si conquista le attenzioni dei club più importanti d'Europa. Il Milan lo acquista per 40 miliardi di lire ma Zaccheroni, avendo Bierhoff, Shevchenko, Boban e Leonardo, lo considera solamente un rincalzo inizialmente. Finisce col diventare la quarta punta del Milan e realizza la miseria di 5 gol in tre anni, nonstante le 52 apparizioni nella massima serie italiana. 

Josè torna in Spagna all'Atletico e successivamente va al Villareal e al Betis, ma la sua vena realizzativa rimane offuscata e finisce la sua carriera senza aver mantenuto le belle promesse date agli albori.

6) JUAN EDUARDO ESNAIDER (Juventus). E' il gennaio del 1999 e Juan Esnaider viene acquistato dall'Espanyol per sopperire al grave infortunio di Alex Del Piero. Il nazionale argentino viene da esperienze con società importanti come Real Madrid, Real Saragoza ed Atletico Madrid, ma il suo carattere si è sempre dimostrato un ostacolo per il decollo della carriera. La società bianconera spende 12 miliardi di lire per assicurarsi le sue prestazioni ed il giocatore si presenta scommettendo su se stesso e tranquillizzando i tifosi sul fatto che non si farà scappare un'occasione del genere, con la Juventus. Detto, fatto: la sua esperienza è disastrosa e ne rimangono 16 presenze con zero reti messe a segno nella nostra serie A. Altre 10 presenze fra Coppa Italia e Coppa Uefa, dove riesce ad andare a segno in 2 occasioni.

Marcello Lippi, allora tecnico bianconero, lasciò a stagione in corso e Diego Armando Maradona commentando le sue dimissioni puntò il dito proprio sul suo connazionale: "Era logico che finisse così, non puoi pensare di sostituire Del Piero con Esnaider".

7) GONZALO SORONDO (Inter). Gonzalo Sorondo inizia la sua carriera da attaccante, ma è quando viene spostato a fare il difensore che esplode e nel giro di poco tempo diventa titolare nel Defensor Montevideo e nella nazionale under 20 dell'Uruguay, mostrando una grande personalità. Basta poco e Sorondo arriva anche in nazionale maggiore, dove diventa una colonna e disputa da protagonista le qualificazioni al mondiale nippocoreano. Nella gara del 1 luglio 2001 fra Urugualy e Brasile disputa una delle migliori partite della sua carriera annullando completamente per tutta la gara un certo Romario. E' lì che in tribuna sono presenti gli osservatori di varie società, fra cui l'Inter, che sborsando 18 miliardi di lire batte la concorrenza del Real Madrid e porta a Milano il centrale che andrà a sostituire Blanc (sulla carta).

Sorondo parte male e finisce peggio, risultando lento, impacciato, spesso di aiuto agli attaccanti avversari per andare in gol. Totalizza 11 presenze nella sua prima stagione e nella seconda resta tutto l'anno seduto senza mai entrare in campo. Nessuno in Italia lo accetta come pedina di scambio e quindi è costretto ad andare all'estero a cercare fortuna; fortuna che non troverà restando a girovagare il mondo per qualche anno fino all'addio al calcio.

8) MARCOS ANDRE' BATISTA SANTOS in arte VAMPETA (Inter). Il soprannome viene per metà da "vampiro" e per metà da "capeta" (che significa "diavolo"). Dopo essersi messo in mostra col PSV, Vampeta torna in Brasile al Corinthians, dove vince anche un Mondiale per club. Viene convocato anche in Nazionale, dove Luxemburgo lo considera l'erede di Dunga. In effetti Vampeta non ne sbaglia una: dispensa grandi giocate e non manca ne' di qualità ne' di quantità. E' così che attira l'attenzione dell'Italia e l'Inter con 30 miliardi di lire si aggiudica il mediano verdeoro, che firma un quadriennale. La Gazzetta titola "Vampeta di entusiasmo"! L'esordio in neroazzurro è convincente e questo non serve ad altro che ad aumentare le aspettative nei suoi confronti: gol a Peruzzi nella finale di Supercoppa contro la Lazio. Da lì viene caricato di responsabilità, ma le prestazioni non sono mai all'altezza; in seguito alle dimissioni di Lippi, al quale subentra Tardelli, il brasiliano non vede più il campo per due mesi. Alla fine sbotta affermando che "è stato premiato come miglior giocatore del Brasile, è titolare in nazionale, ma all'Inter non gioca. Quindi se non serve può andare via". 

Detto-fatto! L'Inter lo cede al PSG e successivamente avrà altre esperienze in Brasile ed in Kuwait, non proprio la patria del calcio insomma! 

9) GAIZKA MENDIETA (Lazio). E' l'estate del 2001 e tutti si contendono i pezzi pregiati del Valencia di Cuper, che tanto hanno stupito nella stagione appena finita. Su tutti, Gaizka Mendieta! Il basco è conteso da Inter e Lazio in Italia e alla fine i capitolini hanno la meglio con Cragnotti costretto a sborsare 93 miliardi di lire e Mendita pronto a firmare un contratto da 8 miliardi a stagione. Sembra essere il colpo del secolo e Mendieta all'arrivo a Fiumicino firma autografi a non finire. Il Valencia riesce a far inserire nel trasferimento una clausola che impediva alla Lazio la successiva vendita del giocatore al Real Madrid.

Le prestazioni dello spagnolo sono a dir poco imbarazzanti e restano appena 20, quasi tutte culminate con una sostituzione che poneva fine alla rabbia che il giocatore provocava in campo. Probabilmente ancora oggi è odiato dai tifosi laziali, anche se è rimasto in Italia per quella sola stagione. Fu il Barcellona a far il favore alla Lazio, ma il giocatore che si era visto col Valencia non si vide mai più, neanche nella futura esperienza inglese. Sembra che successivamente abbia nuovamente iniziato a riscuotere successo, ma con l'inizio della sua carriera da DJ.

10) MARIO JARDEL (Ancona). Merita un posto in questa top ten lui: SuperMario Jardel, brasiliano (anche se di brasiliano ha poco), di mestiere fa l'attaccante e in quatto anni di Porto realizza una valanga di gol (168 in 174 presenze) mettendo nel suo palmares 3 campionati, 2 coppe nazionali e 3 supercoppe; un'esperienza in Turchia, col Galatasaray, ed anche qui gol a grappoli (22 in 24 apparizioni) e oltre al successo nella coppa nazionale turca; Jardel torna in Portogallo, con lo Sporting Lisbona stavolta,  ci resta 2 anni e vince campionato , coppa nazionale e supercoppa segnando 67 reti in 62 incontri disputati. Jardel, scarpa d'oro 1999 e 2002, tenta l'avventura inglese col Bolton, ma saluta quasi subito e viene chiamato in causa dall'Ancona che sta lottando per la propria salvezza, una causa quasi già persa. Jardel si presenta in evidente sovrappeso, dopo aver avuto qualche problema con la droga, e le sue presenze si contano sulle dita di una mano senza riuscire a segnare gol in Italia. Si guadagna l'ingresso in questa top ten anche grazie a ciò che fa nel giorno della sua presentazione, in occasione di Ancona-Perugia, quando prima della gara decide di andare sotto la curva per salutare i suoi tifosi. Purtroppo, complice una similitudine di colori sociali, la curva sotto la quale va Jardel è quella dei tifosi del Perugia e dovrà intervenire il DS anconetano per ricondurlo di fronte ai suoi veri tifosi.

Pubblicato il 20 Apr, 2016    Curiosity